ROAD2ROBOT08 – GODBLESSCOMPUTERS: LINEA DRITTA

E non finisce più. Sezione A/V in traiettoria (programma online) ed è di nuovo vertigine: 21 progetti call4roBOt, sezione Screenings al prossimo livello con l’esportazione del programma LiveSoundtracks. Videoarte come detonatore: immagini in movimento innescano partiture assemblate live di volta in volta da musicisti diversi. Il tempo diventa sul serio un codice da riscrivere, una variabile necessariamente da espandere. E non è ancora finita (come diceva Lindo). Alla vigilia di ulteriori rivelazioni – molto presto su questi schermi – si parla di una certezza qui: Godblesscomputers. In giro con Plush and Safe, il lavoro più completo (anche in termini di durata), ad oggi il passo più importante della sua carriera. A roBOt per la terza volta di fila, praticamente una residenza: se il passo è questo, mai troppo, mai abbastanza.

Di Godblesscomputers si conosce il nome – Lorenzo – il cognome fittizio una dichiarazione di intenti. Nada, come il protagonista di Essi vivono; come lui un pellegrino, mosso e trainato esclusivamente dalla forza di un’idea e dalla determinazione nel portarla a compimento. Come, una questione secondaria; mezzi per un fine, l’importante è il cosa. Analogico e digitale si mescolano diventando tutt’uno, in continua trasfigurazione, fino a rendere impossibile l’identificazione del materiale utilizzato, la ricerca vana e in ultima analisi inutile. Conta il risultato finale, che è faccenda di cuore stomaco e cervello, tutti in quantità industriali. Legno, metallo e microchip è come suona, parole sue, semplificando allo stremo; comunque rende bene l’idea.

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ROAD2ROBOT08 – POPULOUS, IL MONDO TROPPO PICCOLO

Populous, Clap! Clap!, DJ Khalab, lo squadrone allineato a roBOt08. Obiettivo: portare il pianeta Terra (con particolare predilezione per il continente nero) dentro un dancefloor, per la danza globale più gigantesca, colossale, maestosa a cui possiate mai assistere. L’eco dei tamburi risuonerà nella testa molto oltre la fine, un muro di suono dentro cui perdersi forse definitivamente. Qui, ora, Populous per road2roBOt: dal Salento ovunque esistano orecchie funzionanti, nel nuovo assetto. Come suona la fase due: intorno al mondo in un giorno, come diceva Prince.

Populous era il nome di un videogame in tempi ormai lontani, anni in cui le barre di caricamento correvano alla velocità di un calesse portato da cavalli azzoppati, 16 bit un concetto astratto, difficile anche solo da immaginare. Cartucce, floppy disk, pixel grossi come coriandoli eccetera, il perimetro. Qualcuno qui ci ha perso alcune diottrie (e qualche miliardo di ore), molti portavano i calzoncini corti, altri ancora dovevano nascere. Nel 2002 viene suggerito ad Andrea Mangia in quello che potrebbe facilmente essere il brainstorming più breve di sempre, quando arriva il momento di finalizzare: sta per uscire un suo pezzo in una compilation, lui non ha ancora pronto il nome. Gli piace, preso, prima e unica scelta. Da allora Populous diventa il suo alter ego, mai abbandonato. I dischi fino al 2008 dicono di un’elettronica ai confini con l’hip hop gentile, educata, interiore, mentale; piccole odissee casalinghe, microdrammi dalla portata psichica di svariati megatoni per cui sono state srotolate alcune tra le definizioni più fastidiose si possano umanamente concepire: indietronica, glitch-hop, bedroom pop, lui un laptop composer, fino alla parola magica che significa tutto e niente – la micidiale IDM.
Nella pratica un DJ Shadow meno ossessionato dalla ricerca del campionamento mirabolante in un frontale con un’orchestra che suona suona funk jazz soul blues, il clash campionato e messo in loop da produttori hip hop strani dell’ondata post-2000. Comunque storia vecchia oggi. Ere geologiche.

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ROBOT08 PREVIEW – APPARAT

roBOt08 parte da dove roBOt07 si era fermato. Letteralmente. Lo stesso uomo che ha messo a riposo la scorsa edizione torna sui suoi passi, come un cecchino ritorna sul luogo del delitto, riconsiderandone gli orizzonti sotto tutt’altra angolatura. Suo il set che ha chiuso l’ultima serata sold out in Fiera, clima da celebrazione all’Olimpo, la consistenza la stessa dei momenti in cui la vita diventa importante. Ora qui: prima volta a teatro, prima volta con la band, a presentare il suo lavoro più ambizioso di sempre nel luogo più inviolabile, un tempio il cui ingresso è precluso al 99,9 periodico percentile di chi in vita abbia mai spostato un cursore, girato una manopola o anche solo osservato un sequencer da lontano.

L’arte visiva come veicolo di espressione è da sempre parte fondante della cifra stilistica di Sascha Ring; ne abita le forme, ne determina i dettagli, la motiva. Una corsa perenne verso la rappresentazione audio-visuale perfetta, nel segno della commistione funzionale tra linguaggi e forme della più varia estrazione e natura, da parte di un uomo “più interessato nel disegnare suoni” che in altri tempi e altre vite sarebbe stato degno di sedere alla destra di Raffaello.
Berlinese di adozione, ne incarna alla perfezione il poliedrico, violentemente immaginifico spirito post-crollo del Muro in territori elettronici diventandone fin dal giorno uno tra i vessilli più significativi, di fatto portandolo al prossimo livello. Partito da un retroterra rigidamente techno espresso nelle produzioni ShitKatapult (etichetta fondata assieme a Marco Haas, in arte T. Raumschmiere, che poi ne diventerà il solo proprietario), apre molto presto a suggestioni ambient, incorporando successivamente elementi di musica classica, glitch, IDM, videoarte, fondendosi con i Modeselektor nel progetto Moderat (pure passati a roBOt07), investendo sempre più campi contemporaneamente nel segno di una commistione di linguaggi che non conosce barriere.

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FOUND MEMORIES: roBOt07 – SCREENINGS

roBOt08 è realtà. Mentre il tracciato della nuova edizione che sta per succedere si fa via via sempre più definito, come il protagonista di Punto Zero si avvicina alla meta, qui il programma si arricchisce di un nuovo segmento: Found Memories riporta alla luce parti di un tutto che deve ancora diventare tale, frammenti di un totale che forse totale non sarà mai; restano i ricordi, mai troppi, mai abbastanza.

Primi dettagli del roBOt che verrà iniziano a emergere come Atlantide dalle acque, in evidente sfregio a Platone. Per ora i fondamentali: quando – 24 settembre l’inaugurazione, 7–10 ottobre il festival; dove – Teatro Comunale la prima as usual, clash tra passato e futuro, patrimonio; tra Fiera di Bologna e Palazzo Re Enzo tutto il resto; a quanto – cinquanta euro i ticket early bird, sono le ultime ore, dopo chissà. Altri arriveranno, ciclicamente, qui e su altri canali. In questo organismo autonomo, a sé stante, cellula autosufficiente in uno spaziotempo atemporale che è roBOt blog, tra le altre cose riemergono e rivivono dettagli delle precedenti edizioni, catturati da dispositivi che presto saranno ferraglia, come ferraglia sono ora i dispositivi del ventesimo secolo, e il flusso non si arresta.

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