JACKMASTER PER IL RITORNO DI ROBOT NIGHT AL LINK

Nuovo anno, nuovo passaggio al Link. Per il 2018 ROBOT Night riparte da chi ha fatto diventare il giradischi uno strumento, esattamente come la chitarra o il violino: Jackmaster è il dj.

Quando ROBOT Night torna al Link, deve essere per riportare la figura del dj ai controlli. È successo a ottobre 2017 con Villalobos, un set fluviale, incontenibile, ore e ore di soli vinili che chi c’era ricorderà per molto altro tempo ancora. Sta per succedere di nuovo con il nome che tra le nuove leve forse più di ogni altro incarna il dj nel senso più puro e classico del termine: un essere umano che mixa dischi, attraversando generi e stili senza barriere o steccati di sorta, creando qualcosa di completamente diverso dalla somma delle parti.

Jack Revill il nome con cui è conosciuto non se l’è dato da solo; avrebbe peccato di superbia come manco Icaro nel momento esatto in cui la cera iniziò a sciogliersi. È stato ribattezzato Jackmaster dagli amici quando, non ancora maggiorenne, lavorava in un negozio di dischi a Glasgow venendo pagato in merce al posto di denaro; da allora di dischi ne ha accumulati un po’, e ha fatto di tutto per dimostrare di meritarsela, questa impegnativa investitura. Ai primordi della house music, “Jackmaster” era l’onorificenza massima un dj potesse mai sperare di raggiungere; il Sensei del djing. In pochi hanno avuto il coraggio di autoproclamarsi tali, ancora meno hanno saputo farsi ricordare nel tempo – forse soltanto uno, in effetti: Farley “Jackmaster Funk” Keith, tra i padrini dell’acid house. Quando Jack Revill diventa Jackmaster ha ben chiare fin da subito le priorità: niente produzioni, solo djset. Il giradischi è diventato il suo strumento; serate, programmi in radio, etichette che ha fondato e porta avanti – una su tutte: Numbers, ogni uscita un pezzo che non può mancare nella valigetta di qualsiasi dj che abbia anche solo vaghe aspirazioni – la diretta conseguenza. Assistere a un set di Jackmaster significa confrontarsi con un gesto atletico importante, come l’Italia quando ha vinto l’oro in K2 a Sydney 2000; quel che esce dalle casse, l’equivalente della telecronaca di Galeazzi. Espanso per le ore in cui Jackmaster sarà ai controlli.

Dukwa è tra i nomi che hanno pubblicato su Numbers. L’uomo nato Marco D’Aquino inizia a produrre nel 2010, una serie di uscite in cui molto spesso e altrettanto volentieri è deep house il nome del gioco, con occasionali scavallamenti techno in cui comunque il risultato in termini di buone vibrazioni non cambia. A settembre 2016 entra a far parte della scuderia Numbers, parallelamente porta avanti il duo Life’s Track insieme a Herva (tra i resident di Club Adriatico); che si trovi dov’è ora a fare quello che sta facendo, la dimostrazione che merito e qualità coincidono quando c’è chi sa ascoltare oltre a saper mixare.

ROBOT NIGHT #3 AL TPO

roBOt Night diventa globale. Per la terza abbiamo ampliato il raggio d’azione: Italia, Regno Unito, Germania, Corea. Ecco chi farà risuonare le pareti del TPO per roBOt Night 3.

Dopo Link e Teatro Comunale, roBOt torna al TPO per la terza installazione temporanea di roBOt Night. Nessun confine, nessuna coordinata già tracciata. Dei tre nomi coinvolti, due sono fuori con il disco nuovo, uno sarà la scoperta sotto tutti i punti di vista.

Call Super nasce come band per diventare molto presto il nome di battaglia dietro cui si cela Joseph Richmond Seaton, londinese ricollocato a Berlino, musicalmente una doppia cittadinanza tanto profondo è il solco che ha lasciato da entrambe le parti: abile dietro ai piatti quanto in studio, come producer ha rilasciato una serie di 12” breve quanto intensa a usare un eufemismo. Quattro singoli tra il 2011 e il 2013, prima di sganciare la bomba a lunga durata Suzi Ecto nel 2014: techno e ambient in parti uguali, un suono notturno, rarefatto, pulviscolare, come un Nathan Fake sotto codeina che incontra Andy Stott dopo avere visto l’alba sorgere. Il seguito di questo viaggio si chiama Arpo, appena uscito; la componente liquida guadagna terreno, rendendo il naufragare in queste tracce ben più di un’eventualità.
Come dj abbraccia una moltitudine di generi da rendere impossibile incasellarlo sotto una specifica categoria: acid, dub, deep house, techno, la lista potrebbe andare avanti all’infinito. In coppia (Ben UFO, Objekt, Pearson Sound tra gli altri) come da solo stessa differenza; Fabric 92 è stata la demo, per arrivare preparati l’ascolto necessario.

Il live di Not Waving è tra le prime occasioni per sentire come suona Good Luck, letteralmente fresco di stampa. Musicalmente un riavvio su basi DOS per il producer abruzzese trapiantato in UK, qui in versione synth-wave futurista da rendere le più sofisticate teorie vaporwave pallidi riflessi dallo specchietto retrovisore: è la componente emotiva a fare la differenza, a rendere il concerto un’esperienza da vedere prima ancora che da ballare.

S.O.N.S. è l’oggetto per ora non identificato di roBOt Night. Da Seoul il djset del mistero: un suono sperimentale di cui non esistono termini di paragone, un azzardo che rimane tra gli esperimenti più imprevedibili mai portati a roBOt, prima ancora che sia effettivamente successo.

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