FOUND MEMORIES: roBOt07 – SCREENINGS

roBOt08 è realtà. Mentre il tracciato della nuova edizione che sta per succedere si fa via via sempre più definito, come il protagonista di Punto Zero si avvicina alla meta, qui il programma si arricchisce di un nuovo segmento: Found Memories riporta alla luce parti di un tutto che deve ancora diventare tale, frammenti di un totale che forse totale non sarà mai; restano i ricordi, mai troppi, mai abbastanza.

Primi dettagli del roBOt che verrà iniziano a emergere come Atlantide dalle acque, in evidente sfregio a Platone. Per ora i fondamentali: quando – 24 settembre l’inaugurazione, 7–10 ottobre il festival; dove – Teatro Comunale la prima as usual, clash tra passato e futuro, patrimonio; tra Fiera di Bologna e Palazzo Re Enzo tutto il resto; a quanto – cinquanta euro i ticket early bird, sono le ultime ore, dopo chissà. Altri arriveranno, ciclicamente, qui e su altri canali. In questo organismo autonomo, a sé stante, cellula autosufficiente in uno spaziotempo atemporale che è roBOt blog, tra le altre cose riemergono e rivivono dettagli delle precedenti edizioni, catturati da dispositivi che presto saranno ferraglia, come ferraglia sono ora i dispositivi del ventesimo secolo, e il flusso non si arresta.

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FOUND MEMORIES: QUIET ENSEMBLE, “THE ENLIGHTENMENT”

Durante roBOt07 telecamere sempre accese, sempre in ricognizione, a vagare in lungo e in largo tra tunnel e padiglioni e corridoi e palazzi, in stanze vuote come in capannoni stipati all’inverosimile, a catturare segmenti che documentassero parte di ciò che è stato, che qui rivive negli occhi di chiunque voglia vedere. Si parte con “The Enlightenment”, di cui al di là dell’esperienza diretta non esistono parole per dirne.

Baudelaire (“Corrispondenze”, manco a dire), Luigi Russolo ma serio, un’inattaccabile impalcatura tecnica alle spalle a sorreggerne l’impianto teorico, John Cage su ruote, Sheets of easter degli Oneida applicato alla lettera: tutto questo e molto altro ancora è The Enlightenment, concerto per luci al neon che diventano orchestra di 96 elementi quando azionate dalle sapienti mani di Fabio Di Salvo e Bernardo Vercelli, teste e braccia dietro il progetto Quiet Ensemble, irracontabile utopia materializzatasi a Palazzo Re Enzo all’interno di roBOt07.

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