WHAT COMES NEXT: ROBOT 09

La nona edizione di roBOt festival avrà luogo dal 5 al 8 ottobre, tra il Cassero in via Don Minzoni e l’ex Ospedale dei Bastardini di Bologna. Spazi in parte ritrovati, in parte mai utilizzati fino ad ora, riflettono la direzione intrapresa da RBT09: tra certezze e territori inesplorati. Un nuovo inizio partendo da basi familiari.

REBOOT

In informatica si usa il termine “reboot” per indicare la sequenza di riavvio del computer in seguito ad azioni che hanno compromesso la stabilità o le prestazioni della macchina (Wikipedia). La stessa espressione viene utilizzata in campo artistico, con un’accezione leggermente diversa: in letteratura come in altre forme di fiction (cinema, serie TV, fumetti), il reboot prevede un nuovo inizio. Stessi nomi ai personaggi, cambia tutto il resto: le storie, il contesto, il corso degli eventi.

Dopo RBT08 il sistema operativo ha avuto bisogno di un riavvio. Il precedente modello si è rivelato insostenibile: 18.000 presenze – oltre a chi ha lavorato all’evento; ringraziamo tutti, indistintamente – non sono bastate a garantire la sostenibilità della manifestazione. Il futuro, un’incognita allora impossibile da immaginare.

WHAT COMES NEXT

Einstein diceva: “La definizione di follia è insistere nel fare la stessa cosa, aspettandosi risultati differenti”. Per ripartire è stato necessario riconsiderare la questione da una diversa angolatura: mettere in discussione l’intero apparato, ma senza dimenticare le fondamenta – cosa ci ha portato fino a qui, e come.
C’è stato tempo per un salvataggio dati; RBT09 è sì un nuovo inizio, ma con gli elementi essenziali ancora in memoria: passione nella ricerca della qualità, occhi e orecchie sempre spalancati, sempre ricettivi nella musica come nelle arti, brama di stupire e stupirsi ogni volta.

Si costruisce sempre e solo con il materiale che si ha a disposizione. Per l’edizione numero 9 cambia il contesto – location, dimensioni – non il testo.
Lo presentiamo ora. Nessun proclama, niente dichiarazioni ad effetto; lasciamo che siano musica e immagini a parlare. L’intento resta lo stesso: arrivare a un punto diverso da dove eravamo partiti, facendovi stare bene nel tragitto. A voi vedere se ci riusciremo.

ASTRO

A dare retta a Wikipedia: L’astro è un oggetto naturale visibile nel cielo notturno o diurno, al di fuori dell’atmosfera. Esso può essere una stella, un pianeta, un satellite naturale o un asteroide. Da oggi, anche un festival.

Chi cerca le costellazioni d’estate è qui che deve guardare. Un nuovo ASTRO è sulla mappa stellare, in avvicinamento alla Terra a velocità ipersonica, nessun telescopio richiesto: bagliore accecante, coordinate già tracciate. ASTRO non è soltanto visibile a occhio nudo: puoi entrarci dentro, abitarlo. Certo si incastrerà nella parte del cervello che conserva i ricordi importanti per non uscirne mai più.

ASTRO apre l’edizione 2016 di Ferrara Sotto le Stelle. Una collaborazione roBOt, DNA concerti, DNA dance department. Un festival dove il presente è una rampa di lancio verso nuovi mondi ancora da esplorare, ultime frontiere e date astrali; un futuro finora intravisto in libri e film di fantascienza, soprattutto, tra le pieghe di dischi più visionari di qualsiasi immagine mentale. 2016 diventa una cifra utilizzata per convenzione, una variabile da espandere.

Elettronica suonata, analogica, digitale, stessa differenza: certo macchine, valvole, device, ma pure chitarre, synth, voci umane, ogni cosa illuminata nel magma che costituisce il nucleo pulsante dell’ASTRO.

Corrieri sonici che piloteranno le fermate di questo viaggio:
Caribou, live in data unica
Four Tet in dj assetto, pure in data unica
Floating Points live (il dottore incrocia ancora la traiettoria con Dan Snaith dopo il micidiale b2b che ha chiuso roBOt08)
Junior Boys live
Jolly Mare live
non bastasse, Populous in djset; chi l’ha visto a Palazzo Re Enzo per roBOt08 o nelle numerose occasioni in giro per l’Italia si è reso conto di che razza di polverone sia capace di alzare oggi. Un assalto audiovisuale senza alcuna tregua che le sinapsi le fa saltare.

ASTRO ha un dove e un quando (Ferrara, giovedì 16 giugno), naturalmente un come: bruciati in meno di 24 ore i biglietti early bird, apre la prevendita normale (Ticketone, Vivaticket, Ticket24).

ROBOT08 PREVIEW – APPARAT

roBOt08 parte da dove roBOt07 si era fermato. Letteralmente. Lo stesso uomo che ha messo a riposo la scorsa edizione torna sui suoi passi, come un cecchino ritorna sul luogo del delitto, riconsiderandone gli orizzonti sotto tutt’altra angolatura. Suo il set che ha chiuso l’ultima serata sold out in Fiera, clima da celebrazione all’Olimpo, la consistenza la stessa dei momenti in cui la vita diventa importante. Ora qui: prima volta a teatro, prima volta con la band, a presentare il suo lavoro più ambizioso di sempre nel luogo più inviolabile, un tempio il cui ingresso è precluso al 99,9 periodico percentile di chi in vita abbia mai spostato un cursore, girato una manopola o anche solo osservato un sequencer da lontano.

L’arte visiva come veicolo di espressione è da sempre parte fondante della cifra stilistica di Sascha Ring; ne abita le forme, ne determina i dettagli, la motiva. Una corsa perenne verso la rappresentazione audio-visuale perfetta, nel segno della commistione funzionale tra linguaggi e forme della più varia estrazione e natura, da parte di un uomo “più interessato nel disegnare suoni” che in altri tempi e altre vite sarebbe stato degno di sedere alla destra di Raffaello.
Berlinese di adozione, ne incarna alla perfezione il poliedrico, violentemente immaginifico spirito post-crollo del Muro in territori elettronici diventandone fin dal giorno uno tra i vessilli più significativi, di fatto portandolo al prossimo livello. Partito da un retroterra rigidamente techno espresso nelle produzioni ShitKatapult (etichetta fondata assieme a Marco Haas, in arte T. Raumschmiere, che poi ne diventerà il solo proprietario), apre molto presto a suggestioni ambient, incorporando successivamente elementi di musica classica, glitch, IDM, videoarte, fondendosi con i Modeselektor nel progetto Moderat (pure passati a roBOt07), investendo sempre più campi contemporaneamente nel segno di una commistione di linguaggi che non conosce barriere.

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#XLR8 – CALL4ROBOT08

Torna call4roBOt, bando di ricerca dedicato alle arti visive al tempo stesso cellula parallela, upgrade, appendice e corollario al festival dalla seconda edizione in avanti; cresciuto in osmosi con il festival, insieme al festival arrivato fino a qui. Diverso nella forma (come qualcun altro ha detto qualche anno fa, troppi quando l’unità di misura è tarata sulla velocità di trasmissione dati di oggi: Bigger, better, faster, more), non negli intenti, si ripresenta in versione contestualmente riadattata ai tempi. Un rapido check per chi fino ad oggi non c’era e vorrebbe entrare nel flusso.

Arte. Il cui concetto appartiene a chi l’ha creato. La frase di Fausto Rossi esaurisce l’argomento sul nascere; che altro dire, in effetti? La questione è piuttosto un’altra: la paternità di un’opera è importante almeno quanto il carico emotivo dall’opera attivato nell’occhio di chi guarda. Esistono casi in cui non si può fare altro che accettare grati il dono della bellezza e tacere. Le emozioni non hanno un peso specifico, un limite: l’espansione virtualmente infinita di cataloghi di emozioni in alcun modo può essere quantificata. Da roBOt02 a oggi, call4roBOt funziona da catalizzatore di emozioni; un recettore da fare impallidire l’osservatorio di Arecibo, una sonda, di volta in volta innescata e pilotata dai contenuti della nuova edizione, che instancabile scruta in ogni piega, in ogni anfratto, ovunque arte chiami arte, recettori attivati 24/7, costantemente solleciti ad ogni manifestazione. Un luogo della mente dove tutto è ancora possibile e 360 gradi un raggio d’azione limitante.

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“SHEDDING SKIN”. LA COPERTINA, ALTRE STORIE, UNA COLONNA SONORA MENTALE

Spike Lee definisce “joint” i film in cui lascia andare a briglia sciolta la sua creatività (es.: il remake di OldBoy è “a Spike Lee film”; “Fa’ la cosa giusta” è “a Spike Lee joint”). Ghostpoet assomiglia a Spike Lee, non solo fisicamente; quando parte il flusso, chi lo ferma più. Un joint sulla copertina di “Shedding Skin”: rimandi, associazioni mentali, suggestioni a ruota libera, tutto scaturito e veicolato dal colpo d’occhio di una copertina tra le più conturbanti intercettate negli ultimi anni.

Alla lettera, “shedding skin” in inglese è un modo per definire la muta. Da wikipedia: La muta è un fenomeno biologico che consiste nel rinnovamento periodico delle piume negli uccelli, dei peli nei mammiferi, della pelle nei rettili e dell’intero esoscheletro negli artropodi. Un ciclo naturale, una scansione nell’ordine delle cose, perfino banale per chi si ferma a guardare il dito ignorando la luna. Con la copertina del “suo” Shedding Skin Ghostpoet sposta l’asse: il prosaico diventa arte, l’evoluzione una questione mentale prima ancora che biologica. Esistenza terrena e arte clinica si mescolano in un tutt’uno, traslando il concetto stesso di mutamento (fisico, psichico) in una rappresentazione grafica che fissa il punto in maniera perfino brutale, mentre il flusso di parole del poeta ectoplasma si fa carne.

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roBOt Festival ospite a Mannheim

B-seite e roBOt Festival, partner nel network internazionale AV Node, presentano al Altefeuerwache di Mannheim tre performance audio video. Di prima qualità: SPIRE feat. Carlotta Piccinini, Godblesscomputers + Piier e gli Δfter Crash (accompagnati dal live video di Enrico Galli). Direttamente da Bologna.

Equinozio di primavera: nella serata di sabato 21 marzo il B-seite, in collaborazione con roBOt Festival, proporrà al proprio pubblico un evento completamente dedicato alla creatività made in Bologna, in cui musica dal vivo e video andranno a formare, fondendosi, una miscela unica di suoni e immagini  – caratteristica tipica delle produzioni “nostrane” – per rapire i partecipanti in un viaggio mozzafiato nelle miriadi di possibili contaminazioni fra i due generi artistici.

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GHOSTPOET

Il terzo capitolo di roBOt Paths porta in Italia Ghostpoet in data unica e racconta la sinergia con Dancity Festival: rette parallele che arrivano a incrociarsi, questione di affinità elettive.
Per chi ancora non, Ghostpoet for dummies.

Il “poet” nella ragione sociale ha creato non pochi fraintendimenti: in realtà a Obaro Ejimiwe – trentadue anni, londinese, una vaga somiglianza con Spike Lee – di poesia e annessi & connessi interessa poco (o meglio, mai si è posto il problema). Nessun dubbio invece sul “ghost”, riflesso e proiezione della natura sostanzialmente ectoplasmatica della sua musica: il riscontro è immediato, bastano un paio di orecchie funzionanti. Atmosfere fumose, sfaldate, da jazz club periferico popolato da strani soggetti, ognuno perso nel suo trip; la visione d’insieme il ritratto di una stasi innaturale, come nei quadri di Hopper. Sopra un tappeto sonoro in costante evoluzione e continuo mutamento, panorama psichico che trascende qualsiasi genere e può solo dirsi notturno, si staglia un flow opaco, torbido, ipnotico, che restituisce moltiplicato alla N il senso dei termini Ghost e Poet saldati insieme.

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ROBOT BLOG – IL COSA, IL COME, IL PERCHÉ

In parallelo al lancio della terza fase di roBOt Paths (qui per ora gli estremi: 18 aprile, TPO, Ghostpoet in data unica), parte il blog di roBOt. Non soltanto un’ulteriore emanazione da affiancare agli altri canali promozionali interconnessi alla faccenda, non soltanto un contenitore di informazioni legate al festival e a tutto quello che al festival sta dietro, non soltanto un modo per restare sul pezzo e mantenere viva la bestia anche nei momenti di fisiologica stasi, non soltanto uno strumento per chi volesse sapere di più su chi al roBOt è passato o passerà. Tutto questo e molto altro ancora (come si dice in altri contesti, spesso in pilota automatico, per far salire le aspettative, spesso malriposte).

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