ROBOT NIGHT #3 AL TPO

roBOt Night diventa globale. Per la terza abbiamo ampliato il raggio d’azione: Italia, Regno Unito, Germania, Corea. Ecco chi farà risuonare le pareti del TPO per roBOt Night 3.

Dopo Link e Teatro Comunale, roBOt torna al TPO per la terza installazione temporanea di roBOt Night. Nessun confine, nessuna coordinata già tracciata. Dei tre nomi coinvolti, due sono fuori con il disco nuovo, uno sarà la scoperta sotto tutti i punti di vista.

Call Super nasce come band per diventare molto presto il nome di battaglia dietro cui si cela Joseph Richmond Seaton, londinese ricollocato a Berlino, musicalmente una doppia cittadinanza tanto profondo è il solco che ha lasciato da entrambe le parti: abile dietro ai piatti quanto in studio, come producer ha rilasciato una serie di 12” breve quanto intensa a usare un eufemismo. Quattro singoli tra il 2011 e il 2013, prima di sganciare la bomba a lunga durata Suzi Ecto nel 2014: techno e ambient in parti uguali, un suono notturno, rarefatto, pulviscolare, come un Nathan Fake sotto codeina che incontra Andy Stott dopo avere visto l’alba sorgere. Il seguito di questo viaggio si chiama Arpo, appena uscito; la componente liquida guadagna terreno, rendendo il naufragare in queste tracce ben più di un’eventualità.
Come dj abbraccia una moltitudine di generi da rendere impossibile incasellarlo sotto una specifica categoria: acid, dub, deep house, techno, la lista potrebbe andare avanti all’infinito. In coppia (Ben UFO, Objekt, Pearson Sound tra gli altri) come da solo stessa differenza; Fabric 92 è stata la demo, per arrivare preparati l’ascolto necessario.

Il live di Not Waving è tra le prime occasioni per sentire come suona Good Luck, letteralmente fresco di stampa. Musicalmente un riavvio su basi DOS per il producer abruzzese trapiantato in UK, qui in versione synth-wave futurista da rendere le più sofisticate teorie vaporwave pallidi riflessi dallo specchietto retrovisore: è la componente emotiva a fare la differenza, a rendere il concerto un’esperienza da vedere prima ancora che da ballare.

S.O.N.S. è l’oggetto per ora non identificato di roBOt Night. Da Seoul il djset del mistero: un suono sperimentale di cui non esistono termini di paragone, un azzardo che rimane tra gli esperimenti più imprevedibili mai portati a roBOt, prima ancora che sia effettivamente successo.

MATIAS AGUAYO PER ROBOT HALLOWEEN NIGHT

Dopo avere portato a Bologna Ricardo Villalobos, roBOt Night per il bis nella notte più lunga dell’anno prima del 31 dicembre chiama un altro peso massimo, dalla storia curiosamente simile al percorso di vita di chi lo ha preceduto.

Il filo rosso che unisce roBOt Night, per adesso, sa essere territoriale. Come Villalobos (ospite principale della scorsa roBOt Night), anche Matias Aguayo, ospite principale di roBOt Halloween Night, è nato in Cile. Come Villalobos, con la famiglia è fuggito molto presto dalla dittatura di Pinochet; come Villalobos, ricollocato in Germania da bambino, fin da bambino appassionato di musica, poi musicista, poi producer/dj. Per entrambi i mondi si mischiano fino a rendere impossibile stabilire dove finisca uno e inizi l’altro. Uniti nello stesso destino (incendiare il dancefloor), stili diversi, identici esiti: da quando sono sulle mappe c’è stato un prima e un poi, l’ingresso sulle scene lo spartiacque. Dopo, nulla è più rimasto come era.

Pioniere della seconda ondata techno berlinese, Aguayo esordisce in tandem con Dirk Leyers (poi solista, più di recente attore) nei Closer Musik. Tanto breve la vicenda quanto indelebile il segno lasciato: due singoli e un album, After Love (2002), imprescindibile per chiunque coltivi un pur lontano interesse per la musica; spariscono dal tracciato e le sorti della musica elettronica cambiano per sempre. Il termine “minimal” diventa uno stile ben preciso, che diventa moda, poi legge; comunque, nessuno è più riuscito ad arrivare agli stessi livelli. A parte Aguayo, che da solo rilancia, alzando la posta; e stravince.

Are You Really Lost esce in autunno 2005, supera il prototipo, diventa all’istante uno standard mai più replicato da altri; ancora oggi, straccia ogni possibile ipotesi di concorrenza. Non c’è gara contro questa gemma di oscuro techno-pop lunare, sinuoso, psichedelico, dove la voce si snoda come un serpente lungo traiettorie mai esplorate prima, diventando essa stessa uno strumento. Aguayo un dj tra i più innovatori in circolazione, affiancando il microfono ai giradischi in imprevedibili set in cui il mistero è ancora oggi la componente principale, l’imprevisto una certezza.

Sempre fuori scala, sempre in una categoria a parte, Aguayo si inventa presto discografico e talent-scout. Risultato: dal 2009 la sua Cómeme è fucina di talenti a 360° come raramente, forse mai a questo livello di qualità combinata ad ampiezza di vedute, sia capitato di incrociare.

È storia recente l’uscita di Sofarnopolis, primo disco con una vera band, Matias Aguayo & the Desdemonas, concept-album in mood sentimentale (ma mai nostalgico) che svela i primi amori musicali ad avere accompagnato la sua crescita in Germania: post-punk, new wave, nuovi elementi in uno scenario come sempre crocevia tra le visioni notturne di Edward Hopper e musica etnica da una navicella spaziale.

In apertura lo spettacolo di Beyond Common Ideas, crew audiovisuale in djset in traiettoria tra Detroit e la Città del Vento con videomapping strutturale incorporato.

Per la prima volta roBOt presente con due sale dentro il Teatro Comunale: nella Jäger Music Room, per una notte il privé di roBOt Halloween Night, andrà in scena un’appendice tutta italo. Lil Gabri e Retsu, i due finalisti della Jäger Music Lab di Berlino, terranno alta la bandiera tricolore nel nome della techno; il local hero Soye, in una vertigine di sonorità funk, afro, house, più tutto quel che sta in mezzo.

roBOt Halloween Night – martedì 31 ottobre al Teatro Comunale di Bologna, opening ore 22:00. Segui l’evento su Facebook per info e aggiornamenti.

RICARDO VILLALOBOS: IL DESTINO DELL’ESULE, IL RITORNO IN ITALIA (E TUTTO IL RESTO CHE SUCCEDERÀ A ROBOT NIGHT)

Ricardo Villalobos ancora una volta da queste parti: un legame che si rinsalda, ogni volta più forte, non soltanto una tappa nel viaggio senza fine dello sciamano errante.

Il fiore più felice è il quello senza radici, dicevano gli Almamegretta qualche tempo fa; Ricardo Villalobos è la personificazione di questo concetto. Sradicato fin dalla tenerissima età, ha reso il mondo la sua patria; prima da spettatore (seguendo i Depeche Mode in tour come il più devoto dei fan), ben presto da protagonista, creatore/amplificatore di colonne sonore per infinite notti in innumerevoli luoghi a più o meno ogni latitudine. La mancanza di un preciso punto di riferimento sa essere un dono, ed è stato un dono, da quando Ricardo ha intrattenuto con la musica rapporti che andassero un minimo oltre la semplice conoscenza. Risale al 1993 la prima produzione, Sinus Poetry EP: la rampa di lancio verso un mondo che stava per essere plasmato dal suo stesso creatore, nel corso di anni, produzioni, remix, djset che continuano a raccontare una cerimonia degli opposti tra le più affascinanti mai intercettate in senso assoluto. È un costante dialogo tra nostalgia e futuro anteriore la cifra dell’uomo, nato in Cile, cresciuto in Germania, innamorato del pianeta su cui poggia i piedi dal giorno uno. Ogni set di Villalobos fa storia a sé, non esistono repliche; tra una produzione autografa ormai sterminata e una serie di sorprese sempre nuove che affiorano di volta in volta dietro ai piatti – emblematico in questo senso il colossale Re: ECM in tandem con Max Loderbauer, lo schiaffo in faccia tra i più decisi e assestati a chi non vuole sentir dire che un dj “suona” – in un costante gioco di tensioni alternate a rilascio emotivo, è il compiersi di un percorso il cui tracciato prende forma passo dopo passo, disco dopo disco, in una vertigine di centinaia migliaia di pezzi e infiniti suoni plasmati, trasfigurati, reinterpretati, nella costante inesausta ricerca del beat perfetto.

Il legame di Villalobos con l’Italia è particolarmente solido e resistente nel tempo. Dai pezzi con cui punteggia i suoi set (La canzone della terra di Lucio Battisti una presenza costante) all’intensità e frequenza delle sue visite qui; non è la prima volta con roBOt, non sarà l’ultima. Per roBOt Night nella dimensione da cui tutto è cominciato: un club, tre dj, dalle casse il suono della vita che scorre.

Di pari grado l’importanza dei comandanti in seconda in questo viaggio. Superstar DJ fianco a fianco con chi lo precede soltanto nella timeline, tutti uniti nella visione e negli intenti per traghettare roBOt Night fino al nucleo.

Dana Ruh, dalle viscere della Turingia a Berlino con una missione: far viaggiare il mondo sulle frequenze dei suoi lunghi trip siderali. Spargere il contagio ovunque sia possibile, con ogni mezzo; produzioni, djset, stessa differenza. Non cambia la materia del groove generato nelle sue fluviali escursioni tra techno, house con tutto quel che passa in mezzo, rigorosamente immerse in un suono che sa essere deep. Del resto, quando hai ben chiaro cosa dire e come dirlo, “Non esiste una ricetta per il suono, tutto viene naturale”.

Balla da solo per roBOt Night Digby, temporaneamente in libera uscita il fratello Alex, non cambia il risultato: collezionista compulsivo di vinili che oltre a saperli scovare sa bene anche come farli suonare. Come nel film di Cronenberg con i dischi al posto della attrezzatura medica, comunque chirurgico nell’assemblare un suono che non conosce eguali quanto a varietà e originalità.

roBOt Night – 7 ottobre al Link di Bologna, opening ore 23.00. Per info su servizi e biglietti leggi questo articolo

WHAT COMES NEXT: ROBOT 09

La nona edizione di roBOt festival avrà luogo dal 5 al 8 ottobre, tra il Cassero in via Don Minzoni e l’ex Ospedale dei Bastardini di Bologna. Spazi in parte ritrovati, in parte mai utilizzati fino ad ora, riflettono la direzione intrapresa da RBT09: tra certezze e territori inesplorati. Un nuovo inizio partendo da basi familiari.

REBOOT

In informatica si usa il termine “reboot” per indicare la sequenza di riavvio del computer in seguito ad azioni che hanno compromesso la stabilità o le prestazioni della macchina (Wikipedia). La stessa espressione viene utilizzata in campo artistico, con un’accezione leggermente diversa: in letteratura come in altre forme di fiction (cinema, serie TV, fumetti), il reboot prevede un nuovo inizio. Stessi nomi ai personaggi, cambia tutto il resto: le storie, il contesto, il corso degli eventi.

Dopo RBT08 il sistema operativo ha avuto bisogno di un riavvio. Il precedente modello si è rivelato insostenibile: 18.000 presenze – oltre a chi ha lavorato all’evento; ringraziamo tutti, indistintamente – non sono bastate a garantire la sostenibilità della manifestazione. Il futuro, un’incognita allora impossibile da immaginare.

WHAT COMES NEXT

Einstein diceva: “La definizione di follia è insistere nel fare la stessa cosa, aspettandosi risultati differenti”. Per ripartire è stato necessario riconsiderare la questione da una diversa angolatura: mettere in discussione l’intero apparato, ma senza dimenticare le fondamenta – cosa ci ha portato fino a qui, e come.
C’è stato tempo per un salvataggio dati; RBT09 è sì un nuovo inizio, ma con gli elementi essenziali ancora in memoria: passione nella ricerca della qualità, occhi e orecchie sempre spalancati, sempre ricettivi nella musica come nelle arti, brama di stupire e stupirsi ogni volta.

Si costruisce sempre e solo con il materiale che si ha a disposizione. Per l’edizione numero 9 cambia il contesto – location, dimensioni – non il testo.
Lo presentiamo ora. Nessun proclama, niente dichiarazioni ad effetto; lasciamo che siano musica e immagini a parlare. L’intento resta lo stesso: arrivare a un punto diverso da dove eravamo partiti, facendovi stare bene nel tragitto. A voi vedere se ci riusciremo.

ASTRO

A dare retta a Wikipedia: L’astro è un oggetto naturale visibile nel cielo notturno o diurno, al di fuori dell’atmosfera. Esso può essere una stella, un pianeta, un satellite naturale o un asteroide. Da oggi, anche un festival.

Chi cerca le costellazioni d’estate è qui che deve guardare. Un nuovo ASTRO è sulla mappa stellare, in avvicinamento alla Terra a velocità ipersonica, nessun telescopio richiesto: bagliore accecante, coordinate già tracciate. ASTRO non è soltanto visibile a occhio nudo: puoi entrarci dentro, abitarlo. Certo si incastrerà nella parte del cervello che conserva i ricordi importanti per non uscirne mai più.

ASTRO apre l’edizione 2016 di Ferrara Sotto le Stelle. Una collaborazione roBOt, DNA concerti, DNA dance department. Un festival dove il presente è una rampa di lancio verso nuovi mondi ancora da esplorare, ultime frontiere e date astrali; un futuro finora intravisto in libri e film di fantascienza, soprattutto, tra le pieghe di dischi più visionari di qualsiasi immagine mentale. 2016 diventa una cifra utilizzata per convenzione, una variabile da espandere.

Elettronica suonata, analogica, digitale, stessa differenza: certo macchine, valvole, device, ma pure chitarre, synth, voci umane, ogni cosa illuminata nel magma che costituisce il nucleo pulsante dell’ASTRO.

Corrieri sonici che piloteranno le fermate di questo viaggio:
Caribou, live in data unica
Four Tet in dj assetto, pure in data unica
Floating Points live (il dottore incrocia ancora la traiettoria con Dan Snaith dopo il micidiale b2b che ha chiuso roBOt08)
Junior Boys live
Jolly Mare live
non bastasse, Populous in djset; chi l’ha visto a Palazzo Re Enzo per roBOt08 o nelle numerose occasioni in giro per l’Italia si è reso conto di che razza di polverone sia capace di alzare oggi. Un assalto audiovisuale senza alcuna tregua che le sinapsi le fa saltare.

ASTRO ha un dove e un quando (Ferrara, giovedì 16 giugno), naturalmente un come: bruciati in meno di 24 ore i biglietti early bird, apre la prevendita normale (Ticketone, Vivaticket, Ticket24).

ROBOT08 – THE DAY AFTER

Dopo mesi vissuti nell’attesa del momento ora raggiunto, ecco il punto sull’ottava edizione di roBOt Festival. Per chi è stato sotto il palco con noi, per chi avrebbe voluto esserci, per chi da quel palco con la testa non se ne è mai andato.

Quando le ultime note dell’ultimo pezzo lanciato in orbita dalla stellare accoppiata Daphni – Floating Points si disperdono nell’atmosfera, svaniscono per lasciare spazio alla luce, agli applausi scroscianti di chi è rimasto, infine al silenzio, soltanto allora subentra la consapevolezza che è finita: l’utopia che miracolosamente si è materializzata ha raggiunto il suo apice e ora comincia a dissolversi (il ritorno alla realtà sarà lento e graduale nei giorni successivi). Ancora in piedi esclusivamente grazie all’adrenalina in circolo, le gambe a rischio crollo in ogni momento un danno collaterale, nella testa un catalogo sterminato di emozioni da riorganizzare poi, la corteccia cerebrale colonizzata da una serie interminabile di belle immagini da razionalizzare a bocce ferme. L’orizzonte, una volta crollati su qualche letto: dormire mille anni come diceva Lou Reed, non più una possibilità, la logica conseguenza. Le valutazioni poi, a mente fredda, comunque a partire da un dato di fatto incontestabile: un’operazione del genere mai è stata vista a Bologna. Sforzi e proporzioni da kolossal demilliano, nella pratica quanto di più vicino alla concretizzazione di una visione fino a ieri materia da romanzo di fantascienza, ora un nuovo standard: il solo modo per passare al livello successivo, lo scarto che separa chi rappresenta da chi fa la differenza. Solo così si eleva il discorso: alzando la posta in gioco, ignorando ogni percentuale di rischio, a qualsiasi costo. Non esiste passo più lungo della gamba quando si detta l’andatura.

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#RBT08 – LA SECONDA VOLTA A BOLOGNAFIERE

roBOt08 è eXtraLarge. Alle porte del day 1 si svela così un’altra lettura possibile del tag XLR8 (XL = extralarge; R8 = roBOt08), non la prima né l’ultima in ordine gerarchico: un fatto. roBOt torna a BolognaFiere e alza il tiro: più metri quadrati a disposizione – 38.000, divisi in tre palchi, uno in più rispetto all’anno scorso – più nomi in cartellone, più ore di musica, più servizi (navetta 35, dalla stazione in fiera ogni 15 minuti). Bonus: 7.000 litri di acqua potabile gratis, courtesy of Hera S.p.A.

Ultimi fuochi ma sul serio: l’attesa è finita, ora si comincia. Biglietti per Palazzo Re Enzo ormai esauriti, qualche speranza solo per mercoledì: tra le altre cose, l’ultima chance fino a data da destinarsi per vedere Biosphere live in una delle sue sempre più rare esibizioni. Per tutto il resto chi è dentro è dentro, chi è fuori resta fuori. Archiviata la questione Palazzo Re Enzo, sale la febbre per venerdì e sabato. Obiettivo: mettere BolognaFiere sulle mappe del grande intrattenimento in città. Un’altra volta senza rete: è lì che i trapezisti dimostrano il reale valore. I numeri hanno dato ragione a roBOt07 (20.000 biglietti staccati nel 2014), ora la posta in gioco si alza nell’edizione ad oggi più grande – non soltanto in termini numerici.

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ROBOT08 – UNA GUIDA. MERCOLEDÌ 7 – GIOVEDÌ 8

The end is the beginning is the end, come il titolo di un vecchio pezzo degli Smashing Pumpkins. Procedendo a ritroso si arriva al punto di partenza: mercoledì 7 ottobre–giovedì 8 l’inizio del viaggio, Palazzo Re Enzo unica location, dentro e fuori, si parte. Le chiacchiere stanno a zero, le lancette corrono: come niente è già domani, la rumba sta per cominciare sul serio. Per tutti quelli che hanno le orecchie e sono pronti all’azione, quel che serve sapere per non sprecare neanche un attimo: chi, cosa, quando. Non c’è bisogno di altro per impostare le coordinate del viaggio sulla plancia. Con la testa stiamo già là; ci si vede presto.

Tutto ha inizio mercoledì dalle 19: un’infornata, uno di seguito all’altro, fino all’ultimo respiro. Il primo passo: direttamente dal cantiere Fabrica “Waiting For The Gods”, sette minuti e la testa è già in trip: immagini di Natalie Welsh e Alessandro Bertelle, musiche di Legowelt, Yakamoto Kotzuga, Davide Cairo. È il preludio a “Industrial Soundtrack For The Urban Decay”, ricognizione nel mondo dell’“industrial music”, più che un suono uno stato mentale: per chi già sa un necessario ripasso, per chi ancora non, un portale spalancato; in entrambi i casi, l’unico passaporto valido per accedere allo spettacolo.

Gli screenings continuano con onedotzero_select, i migliori corti animati frullati e condensati in un flusso da incrinare lo spaziotempo, sulle note di Panda Bear, Timber Timbre, Clark, Archie Bronson Outfit. 75 minuti e siamo in Paradiso, ma è un attimo. Alle 21:15 ci pensa Jozef van Wissem a spalancare le fauci dell’Inferno con il suono del suo liuto, dimostrazione definitiva di un’incontestabile verità: nelle mani appropriate, ogni strumento può diventare un’arma. Rimane il fatto che raramente vita e morte hanno conosciuto un corrispettivo musicale altrettanto ammaliante, persuasivo, magnetico: come fissare l’abisso e venirne ricambiati con la stessa violenza, alla medesima intensità. Una battaglia interiore destinata a non lasciare prigionieri, fin da ora tra i momenti più intensi di roBOt08.

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ROBOT08 – UNA GUIDA. SABATO 10 OTTOBRE

Più si va verso l’interno più esso diventa pesante e più denso, fino ad essere completamente metallico entro un determinato raggio, e questo varia da pianeta a pianeta, da satellite a satellite.
(wikipedia)

roBOt08 è il pianeta, qui si viaggia dritti dentro il nucleo. Il treno su cui stiamo fila ora a velocità astronomica, il tracciato si inclina sempre più, in aperto spregio a qualsiasi legge gravitazionale (in questo o in altri universi, stessa differenza). Pendenza massima raggiunta: scorrimento verticale, per precipitare in picchiata verso il centro della terra. Nuove coordinate spaziotemporali impostate: 10 ottobre è il 31 dicembre del 2015. Questa è una guida a sabato 10 ottobre: costa niente, non ha stampate in copertina le parole NON FATEVI PRENDERE DAL PANICO (perché non ce l’ha, una copertina); è lo strumento per vedere quel che volete vedere e sentire quel che volete sentire la sera che chiude roBOt08, l’ultimo momento in cui tutto ciò di cui si è parlato finora si concretizza. La risposta (quale che sia la domanda) alla fine del viaggio; qui le istruzioni per arrivare in fondo.

Palazzo Re Enzo la prima stazione. I motori si accendono alle 18 con il djset del collettivo aperto Gommage DJ Team (powered by Elita Soundsystem), l’assetto variabile a seconda della situazione: ogni volta un’esperienza diversa, ogni set un totem innalzato per celebrare il dio jack (vale a dire l’essenza del suono house). Dalle 19:30 ai piatti Aaron Coultate (Resident Advisor), mezz’ora di grimaldelli nel cervello a preparare il terreno per la prima bomba: Salone del Podestà, dalle 20, Prefuse 73 a incrinare la curva spaziotemporale dell’hip hop come sa, portando il discorso ben oltre il sovraccarico neuronale. C’è un motivo se dopo decine di dischi, centinaia di pezzi, l’uomo nato Guillermo Scott Herren, ai più noto come Prefuse 73, è ancora sulla traccia, sempre a livelli siderali; questo è il modo per scoprirlo con certezza.

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ROBOT08 – UNA GUIDA. PRIMA PARTE: VENERDÌ 9 OTTOBRE

La strada ormai è arrivata al punto di partenza. Pochi giorni all’anteprima, il festival poi. Mancano gli ultimi dettagli, le ultime pennellate al quadro: questione di sfumature. I blocchi di partenza già stanno dove devono essere. Il percorso, quale percorso, tutto da scegliere. Tra sovrapposizioni di nomi, di luoghi, corsie diverse, spesso parallele, gli incastri possibili sono tanti. Distinguere chi fa cosa dove diventa cruciale per poter assemblare ognuno il proprio personale tracciato dentro questa cosa in cui siamo insieme. Sentieri all’interno di roBOt08. Questa è una guida condensata di quel che troverete, a seconda di cosa state cercando. Parte da dove non ci saranno ulteriori aggiunte, da quel che è inequivocabilmente deciso: esattamente a metà del viaggio. Venerdì 9 ottobre, Palazzo Re Enzo, BolognaFiereAccendete i motori, allacciate le cinture di sicurezza, la colonna sonora per il viaggio sta qua. La colonna sonora è il viaggio.

Palazzo Re Enzo è dove comincia la notte. 18.45, Salone del Podestà: Lena Willikens per Livesoundtracks sonorizza in diretta il film Japanese Girls at the Harbor di Hiroshi Shimizu, clash tra immagini del secolo scorso e suoni di domani, tra Europa e Asia (Lena tornerà poi in outdoor stage a Bologna Fiere, dalle 2 alle 3.30, per la sua cosa. Galassie lontano da qualsiasi tipo di formula, sospesa in una terra di mezzo tra techno, electro, house alla vecchia, raggelanti teorie di synth, comunque roba che non puoi sentire altrove). Dalle 20 Neunau, tra i progetti più enigmatici di roBOt08: una questione di sabbia e pietre che diventano suono, ritmo, scheletri ritmici di cui per ora non esistono testimonianze audio/video a preparare a quel che sarà.

Se è techno che volete, Powell vi darà quello che chiedete: dalle 21 alle 22, proprio dopo Neunau, la prima tranche di un assalto sonico che riprenderà in outdoor stage, dopo Lena Willikens, dalle 3.30 alle 5. Di Powell qui si è detto, qui senti come suona.

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