ROAD2ROBOT08 – QUI E LÀ NELLO STESSO ISTANTE: LORY D

Uno sfasamento temporale perenne attraversa e determina il tracciato di Lory D. Eravamo nel futuro, siamo nel futuro fino a quando continua a mettere le mani sulle macchine.
Nessuna intenzione di ribadire qui la sua centralità in storie che capiremo forse quando sarà nonno (grazie DJ Gruff), stabilire gerarchie o rivendicare primogeniture: frega zero a noi e a lui. Chi ha già visto Lory D all’opera sa benissimo com’è la storia. Per chi ancora non, questa è l’occasione. Se siete in cerca di un’esperienza che vi faccia uscire diversi da come eravate prima di entrare, qui è dove dovete fermarvi.

Superare tutti i limiti poi sparire, tornare sul pezzo azzerando il contatore, prendersi il proprio tempo, senza ansie. Uscire dal giro, tornare, non seguire la corrente, non dettarne una. Accettare con gratitudine i giusti tributi (quando arrivano, se arrivano) pienamente consapevole di quanto creato fin dal giorno uno. Mai fossilizzarsi, mai sedersi sugli allori. Ignorarli bellamente, gli allori. In un mondo che c’ha le leggi sue, Lory D è la negazione vivente della regola dove avanza chi sgomita, chi blatera in maniera inversamente proporzionale alla qualità del proprio operato. Sempre alla larga da certi giri (nostalgia verso un passato mai vissuto per i più giovani, riappropriazione di tempi che non torneranno più per chi c’era dall’inizio); la storicizzazione ai copisti. Un’altra scuola: chiacchiere a zero, i fatti a parlare, barra sempre a dritta, in ogni caso nessun rimpianto.

Chiunque voglia trattare Lory D alla stregua di una reliquia, di un reperto museale, liberissimo di farlo. Modi e maniere una questione personale. L’intero catalogo Sounds Never Seen, l’irraccontabile Antisystem (“[…]un tunnel. Hai la possibilità di entrarci, e di percorrerlo interamente. Ma nel momento in cui decidi di farlo, sai già che potresti non uscirne mai.”) le coordinate. Supporti fisici oggi archeologia; cifre farsesche per i vinili originali da rivenditori online, magari qualche botta di culo random ai mercatini dell’usato. Oppure accontentarsi di link sparsi da youtube che sono come vedere Fuga da New York (il riferimento non è casuale) da un televisore in bianco e nero, qualche pessimo rip quando ancora la musica si scaricava e bella lì. Entrare di striscio nel “suono di Roma” senza aver mai goduto direttamente lo spettacolo (il solo modo: una macchina del tempo funzionante), vagare alla deriva in sogni di altre vite.

Limitare Lory D a un periodo lontano decenni, come limitare Leonardo da Vinci alla Gioconda. Necessario sperimentare la cosa vera dal vivo innanzitutto: per questo non esiste link che tenga. Poi prendere confidenza con il presente: il nuovo ciclo produttivo restituisce la stessa testa in fiamme, ora come allora. Pezzo sclero, Ghill, Plissken (e infatti), l’EP 8 Gate, la serie Strange days. Roba oscura, lisergica, deragliata, l’asse più spostato verso un oscuro funk alieno 303 pilotato a metà strada tra John Carpenter e l’esatta fotografia di cosa sarà l’acid di domani. Comunque partiture irreplicabili da chiunque altro, materiale che regge perfettamente anche tra le pareti di casa. Non è una nuova giovinezza che sta attraversando Lory D (nuove alleanze – Jackmaster, il giro di Glasgow): è un’altra fase, diversa da ieri, certo da domani. Conta solo l’oggi, qui e ora. La porta resta aperta.

Commenti

comments