ROAD2ROBOT08 – POPULOUS, IL MONDO TROPPO PICCOLO

Populous, Clap! Clap!, DJ Khalab, lo squadrone allineato a roBOt08. Obiettivo: portare il pianeta Terra (con particolare predilezione per il continente nero) dentro un dancefloor, per la danza globale più gigantesca, colossale, maestosa a cui possiate mai assistere. L’eco dei tamburi risuonerà nella testa molto oltre la fine, un muro di suono dentro cui perdersi forse definitivamente. Qui, ora, Populous per road2roBOt: dal Salento ovunque esistano orecchie funzionanti, nel nuovo assetto. Come suona la fase due: intorno al mondo in un giorno, come diceva Prince.

Populous era il nome di un videogame in tempi ormai lontani, anni in cui le barre di caricamento correvano alla velocità di un calesse portato da cavalli azzoppati, 16 bit un concetto astratto, difficile anche solo da immaginare. Cartucce, floppy disk, pixel grossi come coriandoli eccetera, il perimetro. Qualcuno qui ci ha perso alcune diottrie (e qualche miliardo di ore), molti portavano i calzoncini corti, altri ancora dovevano nascere. Nel 2002 viene suggerito ad Andrea Mangia in quello che potrebbe facilmente essere il brainstorming più breve di sempre, quando arriva il momento di finalizzare: sta per uscire un suo pezzo in una compilation, lui non ha ancora pronto il nome. Gli piace, preso, prima e unica scelta. Da allora Populous diventa il suo alter ego, mai abbandonato. I dischi fino al 2008 dicono di un’elettronica ai confini con l’hip hop gentile, educata, interiore, mentale; piccole odissee casalinghe, microdrammi dalla portata psichica di svariati megatoni per cui sono state srotolate alcune tra le definizioni più fastidiose si possano umanamente concepire: indietronica, glitch-hop, bedroom pop, lui un laptop composer, fino alla parola magica che significa tutto e niente – la micidiale IDM.
Nella pratica un DJ Shadow meno ossessionato dalla ricerca del campionamento mirabolante in un frontale con un’orchestra che suona suona funk jazz soul blues, il clash campionato e messo in loop da produttori hip hop strani dell’ondata post-2000. Comunque storia vecchia oggi. Ere geologiche.

Uno stop forzato lungo sei anni lo porta a ridiscutere l’essenza stessa del progetto, fin dalle fondamenta, probabilmente a vedere le cose da tutta un’altra prospettiva. Un percorso che può portare a due sole opzioni: la fine, o il livello successivo. Prima dell’uscita di Drawn in basic (2008) pensa seriamente di mollare il colpo.  Night Safari e tutto quel che è venuto poi (il ritorno live, sempre più costante, affiancato in parallelo all’attività di dj) la dimostrazione della strada che Andrea Mangia ha scelto di percorrere. Il risultato: un viaggio ininterrotto, senza guide turistiche, senza coordinate né confini, sempre in ricognizione. Sulla terra: ci siamo tutti. Un nuovo orizzonte, nuovi panorami, così diversi dal discorso precedente; in ogni caso vette mai raggiunte prima, del resto niente di buono arriva senza lavoro e una certa dose di dolore. Collaborazioni con spiriti affini, nuovi compagni di viaggio (Clap! Clap!, DJ Khalab, entrambi presenti a roBOt08) a tracciare la linea di demarcazione tra il prima e l’adesso. Musicalmente l’asse Africa-Italia sempre più salda qui, ma non solo: è così vasto il raggio d’azione da rendere impossibile elencarne le tappe, gli effetti. Se Emilio Salgari fosse vivo ora, e facesse il musicista, così è come suonerebbe. La prima perlustrazione a roBOt07 è stata solo un’occhiatina, ora il piatto forte.

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