ROBOT08 PREVIEW – APPARAT

roBOt08 parte da dove roBOt07 si era fermato. Letteralmente. Lo stesso uomo che ha messo a riposo la scorsa edizione torna sui suoi passi, come un cecchino ritorna sul luogo del delitto, riconsiderandone gli orizzonti sotto tutt’altra angolatura. Suo il set che ha chiuso l’ultima serata sold out in Fiera, clima da celebrazione all’Olimpo, la consistenza la stessa dei momenti in cui la vita diventa importante. Ora qui: prima volta a teatro, prima volta con la band, a presentare il suo lavoro più ambizioso di sempre nel luogo più inviolabile, un tempio il cui ingresso è precluso al 99,9 periodico percentile di chi in vita abbia mai spostato un cursore, girato una manopola o anche solo osservato un sequencer da lontano.

L’arte visiva come veicolo di espressione è da sempre parte fondante della cifra stilistica di Sascha Ring; ne abita le forme, ne determina i dettagli, la motiva. Una corsa perenne verso la rappresentazione audio-visuale perfetta, nel segno della commistione funzionale tra linguaggi e forme della più varia estrazione e natura, da parte di un uomo “più interessato nel disegnare suoni” che in altri tempi e altre vite sarebbe stato degno di sedere alla destra di Raffaello.
Berlinese di adozione, ne incarna alla perfezione il poliedrico, violentemente immaginifico spirito post-crollo del Muro in territori elettronici diventandone fin dal giorno uno tra i vessilli più significativi, di fatto portandolo al prossimo livello. Partito da un retroterra rigidamente techno espresso nelle produzioni ShitKatapult (etichetta fondata assieme a Marco Haas, in arte T. Raumschmiere, che poi ne diventerà il solo proprietario), apre molto presto a suggestioni ambient, incorporando successivamente elementi di musica classica, glitch, IDM, videoarte, fondendosi con i Modeselektor nel progetto Moderat (pure passati a roBOt07), investendo sempre più campi contemporaneamente nel segno di una commistione di linguaggi che non conosce barriere.

Tracce, dischi, remix, ognuno una roccaforte inaccessibile da contemplare a rispettosa distanza, ordigni di precisione assoluta che inevitabilmente attivano corpi in movimento, non solo e non necessariamente tra le pareti di un dancefloor: perfino meglio sopra le assi di un palcoscenico o quando catturati dalla macchina da presa.

Soundtracks Live” presenta le più incisive produzioni per cinema e teatro realizzate dall’uomo ai più noto come Apparat: certo Il giovane favoloso (che in Italia lo ha reso più celebre di quanto già non fosse), ma anche il problematico Traumland, una pugnalata dritta nel cuore della coscienza collettiva svizzera, importante almeno quanto Philadelphia ha saputo essere per gli Stati Uniti. E poi installazioni, nuove partiture, diverse declinazioni di elettronica che attraversa di taglio gli ultimi vent’anni di storia musicale e personale.

Molte le prime assolute, punteggiate dai visuals del collettivo artistico Transforma, compagni di strada di Ring già da vecchia data, che come Ring stanno a Berlino almeno quanto Enzo Ferrari sta a Modena. Che emozione ogni volta il concerto inaugurale al Teatro Comunale di Bologna, e questa è speciale.

Apparat a roBOt07

Apparat a roBOt07

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