FOUND MEMORIES: roBOt07 – SCREENINGS

roBOt08 è realtà. Mentre il tracciato della nuova edizione che sta per succedere si fa via via sempre più definito, come il protagonista di Punto Zero si avvicina alla meta, qui il programma si arricchisce di un nuovo segmento: Found Memories riporta alla luce parti di un tutto che deve ancora diventare tale, frammenti di un totale che forse totale non sarà mai; restano i ricordi, mai troppi, mai abbastanza.

Primi dettagli del roBOt che verrà iniziano a emergere come Atlantide dalle acque, in evidente sfregio a Platone. Per ora i fondamentali: quando – 24 settembre l’inaugurazione, 7–10 ottobre il festival; dove – Teatro Comunale la prima as usual, clash tra passato e futuro, patrimonio; tra Fiera di Bologna e Palazzo Re Enzo tutto il resto; a quanto – cinquanta euro i ticket early bird, sono le ultime ore, dopo chissà. Altri arriveranno, ciclicamente, qui e su altri canali. In questo organismo autonomo, a sé stante, cellula autosufficiente in uno spaziotempo atemporale che è roBOt blog, tra le altre cose riemergono e rivivono dettagli delle precedenti edizioni, catturati da dispositivi che presto saranno ferraglia, come ferraglia sono ora i dispositivi del ventesimo secolo, e il flusso non si arresta.

RoBOt07 ha visto concretizzarsi un’utopia che Neuromante di William Gibson diventa niente a confronto, un salto nel buio destinato a ripetersi a breve, su cui necessariamente si tornerà; un rischio dove di calcolato c’era soltanto l’azzardo, strettamente a livelli simbolo dell’infinito. Palazzo Re Enzo il contraltare, fin dal giorno uno; stanze in origine concepite come prigione, a contenere a stento una fiumana di corpi che solo il limite di capienza stabilito impedisce sul nascere di tracimare. Tra le sue antiche pareti negli ultimi anni sono rimbalzati suoni che mordono, inimmaginabili ai tempi in cui vennero erette, l’eco di migliaia di voci, decine di performance inconcepibili rispetto a quello che fu l’utilizzo iniziale della dimora, oltre ad alcune tra le immagini più potenti che la videoarte abbia prodotto in tempi recenti. Su queste ultime si concentra il frammento di “found memories” che state per vedere: squarci delle migliori proiezioni dello scorso anno, tra Andy Warhol senza la noia nera, Peter Greenaway senza l’overdose fallica e un livello di Doom inoculato dentro occhi vergini (più tutto quello che sta in mezzo in realtà). Requisiti necessari: occhi spalancati e nessuna remora ad accettare grati il dono della visione. Il viaggio continua.

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