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ASTRO

A dare retta a Wikipedia: L’astro è un oggetto naturale visibile nel cielo notturno o diurno, al di fuori dell’atmosfera. Esso può essere una stella, un pianeta, un satellite naturale o un asteroide. Da oggi, anche un festival.

Chi cerca le costellazioni d’estate è qui che deve guardare. Un nuovo ASTRO è sulla mappa stellare, in avvicinamento alla Terra a velocità ipersonica, nessun telescopio richiesto: bagliore accecante, coordinate già tracciate. ASTRO non è soltanto visibile a occhio nudo: puoi entrarci dentro, abitarlo. Certo si incastrerà nella parte del cervello che conserva i ricordi importanti per non uscirne mai più.

ASTRO apre l’edizione 2016 di Ferrara Sotto le Stelle. Una collaborazione roBOt, DNA concerti, DNA dance department. Un festival dove il presente è una rampa di lancio verso nuovi mondi ancora da esplorare, ultime frontiere e date astrali; un futuro finora intravisto in libri e film di fantascienza, soprattutto, tra le pieghe di dischi più visionari di qualsiasi immagine mentale. 2016 diventa una cifra utilizzata per convenzione, una variabile da espandere.

Elettronica suonata, analogica, digitale, stessa differenza: certo macchine, valvole, device, ma pure chitarre, synth, voci umane, ogni cosa illuminata nel magma che costituisce il nucleo pulsante dell’ASTRO.

Corrieri sonici che piloteranno le fermate di questo viaggio:
Caribou, live in data unica
Four Tet in dj assetto, pure in data unica
Floating Points live (il dottore incrocia ancora la traiettoria con Dan Snaith dopo il micidiale b2b che ha chiuso roBOt08)
Junior Boys live
Jolly Mare live
non bastasse, Populous in djset; chi l’ha visto a Palazzo Re Enzo per roBOt08 o nelle numerose occasioni in giro per l’Italia si è reso conto di che razza di polverone sia capace di alzare oggi. Un assalto audiovisuale senza alcuna tregua che le sinapsi le fa saltare.

ASTRO ha un dove e un quando (Ferrara, giovedì 16 giugno), naturalmente un come: bruciati in meno di 24 ore i biglietti early bird, apre la prevendita normale (Ticketone, Vivaticket, Ticket24).

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ROBOT08 – THE DAY AFTER

Dopo mesi vissuti nell’attesa del momento ora raggiunto, ecco il punto sull’ottava edizione di roBOt Festival. Per chi è stato sotto il palco con noi, per chi avrebbe voluto esserci, per chi da quel palco con la testa non se ne è mai andato.

Quando le ultime note dell’ultimo pezzo lanciato in orbita dalla stellare accoppiata Daphni – Floating Points si disperdono nell’atmosfera, svaniscono per lasciare spazio alla luce, agli applausi scroscianti di chi è rimasto, infine al silenzio, soltanto allora subentra la consapevolezza che è finita: l’utopia che miracolosamente si è materializzata ha raggiunto il suo apice e ora comincia a dissolversi (il ritorno alla realtà sarà lento e graduale nei giorni successivi). Ancora in piedi esclusivamente grazie all’adrenalina in circolo, le gambe a rischio crollo in ogni momento un danno collaterale, nella testa un catalogo sterminato di emozioni da riorganizzare poi, la corteccia cerebrale colonizzata da una serie interminabile di belle immagini da razionalizzare a bocce ferme. L’orizzonte, una volta crollati su qualche letto: dormire mille anni come diceva Lou Reed, non più una possibilità, la logica conseguenza. Le valutazioni poi, a mente fredda, comunque a partire da un dato di fatto incontestabile: un’operazione del genere mai è stata vista a Bologna. Sforzi e proporzioni da kolossal demilliano, nella pratica quanto di più vicino alla concretizzazione di una visione fino a ieri materia da romanzo di fantascienza, ora un nuovo standard: il solo modo per passare al livello successivo, lo scarto che separa chi rappresenta da chi fa la differenza. Solo così si eleva il discorso: alzando la posta in gioco, ignorando ogni percentuale di rischio, a qualsiasi costo. Non esiste passo più lungo della gamba quando si detta l’andatura.

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#RBT08 – LA SECONDA VOLTA A BOLOGNAFIERE

roBOt08 è eXtraLarge. Alle porte del day 1 si svela così un’altra lettura possibile del tag XLR8 (XL = extralarge; R8 = roBOt08), non la prima né l’ultima in ordine gerarchico: un fatto. roBOt torna a BolognaFiere e alza il tiro: più metri quadrati a disposizione – 38.000, divisi in tre palchi, uno in più rispetto all’anno scorso – più nomi in cartellone, più ore di musica, più servizi (navetta 35, dalla stazione in fiera ogni 15 minuti). Bonus: 7.000 litri di acqua potabile gratis, courtesy of Hera S.p.A.

Ultimi fuochi ma sul serio: l’attesa è finita, ora si comincia. Biglietti per Palazzo Re Enzo ormai esauriti, qualche speranza solo per mercoledì: tra le altre cose, l’ultima chance fino a data da destinarsi per vedere Biosphere live in una delle sue sempre più rare esibizioni. Per tutto il resto chi è dentro è dentro, chi è fuori resta fuori. Archiviata la questione Palazzo Re Enzo, sale la febbre per venerdì e sabato. Obiettivo: mettere BolognaFiere sulle mappe del grande intrattenimento in città. Un’altra volta senza rete: è lì che i trapezisti dimostrano il reale valore. I numeri hanno dato ragione a roBOt07 (20.000 biglietti staccati nel 2014), ora la posta in gioco si alza nell’edizione ad oggi più grande – non soltanto in termini numerici.

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ROBOT08 – UNA GUIDA. MERCOLEDÌ 7 – GIOVEDÌ 8

The end is the beginning is the end, come il titolo di un vecchio pezzo degli Smashing Pumpkins. Procedendo a ritroso si arriva al punto di partenza: mercoledì 7 ottobre–giovedì 8 l’inizio del viaggio, Palazzo Re Enzo unica location, dentro e fuori, si parte. Le chiacchiere stanno a zero, le lancette corrono: come niente è già domani, la rumba sta per cominciare sul serio. Per tutti quelli che hanno le orecchie e sono pronti all’azione, quel che serve sapere per non sprecare neanche un attimo: chi, cosa, quando. Non c’è bisogno di altro per impostare le coordinate del viaggio sulla plancia. Con la testa stiamo già là; ci si vede presto.

Tutto ha inizio mercoledì dalle 19: un’infornata, uno di seguito all’altro, fino all’ultimo respiro. Il primo passo: direttamente dal cantiere Fabrica “Waiting For The Gods”, sette minuti e la testa è già in trip: immagini di Natalie Welsh e Alessandro Bertelle, musiche di Legowelt, Yakamoto Kotzuga, Davide Cairo. È il preludio a “Industrial Soundtrack For The Urban Decay”, ricognizione nel mondo dell’“industrial music”, più che un suono uno stato mentale: per chi già sa un necessario ripasso, per chi ancora non, un portale spalancato; in entrambi i casi, l’unico passaporto valido per accedere allo spettacolo.

Gli screenings continuano con onedotzero_select, i migliori corti animati frullati e condensati in un flusso da incrinare lo spaziotempo, sulle note di Panda Bear, Timber Timbre, Clark, Archie Bronson Outfit. 75 minuti e siamo in Paradiso, ma è un attimo. Alle 21:15 ci pensa Jozef van Wissem a spalancare le fauci dell’Inferno con il suono del suo liuto, dimostrazione definitiva di un’incontestabile verità: nelle mani appropriate, ogni strumento può diventare un’arma. Rimane il fatto che raramente vita e morte hanno conosciuto un corrispettivo musicale altrettanto ammaliante, persuasivo, magnetico: come fissare l’abisso e venirne ricambiati con la stessa violenza, alla medesima intensità. Una battaglia interiore destinata a non lasciare prigionieri, fin da ora tra i momenti più intensi di roBOt08.

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ROBOT08 – UNA GUIDA. SABATO 10 OTTOBRE

Più si va verso l’interno più esso diventa pesante e più denso, fino ad essere completamente metallico entro un determinato raggio, e questo varia da pianeta a pianeta, da satellite a satellite.
(wikipedia)

roBOt08 è il pianeta, qui si viaggia dritti dentro il nucleo. Il treno su cui stiamo fila ora a velocità astronomica, il tracciato si inclina sempre più, in aperto spregio a qualsiasi legge gravitazionale (in questo o in altri universi, stessa differenza). Pendenza massima raggiunta: scorrimento verticale, per precipitare in picchiata verso il centro della terra. Nuove coordinate spaziotemporali impostate: 10 ottobre è il 31 dicembre del 2015. Questa è una guida a sabato 10 ottobre: costa niente, non ha stampate in copertina le parole NON FATEVI PRENDERE DAL PANICO (perché non ce l’ha, una copertina); è lo strumento per vedere quel che volete vedere e sentire quel che volete sentire la sera che chiude roBOt08, l’ultimo momento in cui tutto ciò di cui si è parlato finora si concretizza. La risposta (quale che sia la domanda) alla fine del viaggio; qui le istruzioni per arrivare in fondo.

Palazzo Re Enzo la prima stazione. I motori si accendono alle 18 con il djset del collettivo aperto Gommage DJ Team (powered by Elita Soundsystem), l’assetto variabile a seconda della situazione: ogni volta un’esperienza diversa, ogni set un totem innalzato per celebrare il dio jack (vale a dire l’essenza del suono house). Dalle 19:30 ai piatti Aaron Coultate (Resident Advisor), mezz’ora di grimaldelli nel cervello a preparare il terreno per la prima bomba: Salone del Podestà, dalle 20, Prefuse 73 a incrinare la curva spaziotemporale dell’hip hop come sa, portando il discorso ben oltre il sovraccarico neuronale. C’è un motivo se dopo decine di dischi, centinaia di pezzi, l’uomo nato Guillermo Scott Herren, ai più noto come Prefuse 73, è ancora sulla traccia, sempre a livelli siderali; questo è il modo per scoprirlo con certezza.

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ROBOT08 – UNA GUIDA. PRIMA PARTE: VENERDÌ 9 OTTOBRE

La strada ormai è arrivata al punto di partenza. Pochi giorni all’anteprima, il festival poi. Mancano gli ultimi dettagli, le ultime pennellate al quadro: questione di sfumature. I blocchi di partenza già stanno dove devono essere. Il percorso, quale percorso, tutto da scegliere. Tra sovrapposizioni di nomi, di luoghi, corsie diverse, spesso parallele, gli incastri possibili sono tanti. Distinguere chi fa cosa dove diventa cruciale per poter assemblare ognuno il proprio personale tracciato dentro questa cosa in cui siamo insieme. Sentieri all’interno di roBOt08. Questa è una guida condensata di quel che troverete, a seconda di cosa state cercando. Parte da dove non ci saranno ulteriori aggiunte, da quel che è inequivocabilmente deciso: esattamente a metà del viaggio. Venerdì 9 ottobre, Palazzo Re Enzo, BolognaFiereAccendete i motori, allacciate le cinture di sicurezza, la colonna sonora per il viaggio sta qua. La colonna sonora è il viaggio.

Palazzo Re Enzo è dove comincia la notte. 18.45, Salone del Podestà: Lena Willikens per Livesoundtracks sonorizza in diretta il film Japanese Girls at the Harbor di Hiroshi Shimizu, clash tra immagini del secolo scorso e suoni di domani, tra Europa e Asia (Lena tornerà poi in outdoor stage a Bologna Fiere, dalle 2 alle 3.30, per la sua cosa. Galassie lontano da qualsiasi tipo di formula, sospesa in una terra di mezzo tra techno, electro, house alla vecchia, raggelanti teorie di synth, comunque roba che non puoi sentire altrove). Dalle 20 Neunau, tra i progetti più enigmatici di roBOt08: una questione di sabbia e pietre che diventano suono, ritmo, scheletri ritmici di cui per ora non esistono testimonianze audio/video a preparare a quel che sarà.

Se è techno che volete, Powell vi darà quello che chiedete: dalle 21 alle 22, proprio dopo Neunau, la prima tranche di un assalto sonico che riprenderà in outdoor stage, dopo Lena Willikens, dalle 3.30 alle 5. Di Powell qui si è detto, qui senti come suona.

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ROAD2ROBOT08 – ESSERE L’URAGANO: HELENA HAUFF, ACID–TECHNO–WAVE PER L’ORA DEL LUPO

Il programma è online. Ultime chicane prima del rettilineo. Manca poco, neanche un mese – ancora meno se siete tra i fortunati possessori di un biglietto per l’anteprima Apparat. Prima di una serie di guide per orientarsi nella Babele di chi fa cosa dove, l’ultima fermata di questo percorso. road2roBOt partiva con un enigma, termina con un enigma: Helena Hauff, un tunnel che sempre più stanno percorrendo, a buona ragione. Per ora il prima; del dopo se ne parlerà una volta usciti. Se ne usciremo.

Il set di chiusura di Helena Hauff a Bologna Fiere dovrebbe chiudere il festival su una nota pesante. L’ha detto Resident Advisor, che ancora una volta include roBOt nella top 10 dei festival imperdibili in ottobre nel mondo. Tra tutti gli artisti in cartellone, la scelta dello staff RA è andata a cadere sulla dj/producer di Amburgo: considerata la quantità di carne al fuoco, parole che assumono un valore e una consistenza ben specifici. La ragione di tanto entusiasmo (condiviso e pienamente giustificato) è semplice, come semplice è ogni rivelazione fin dal suo manifestarsi: Helena Hauff ha saputo reinterpretare il concetto stesso di club culture in maniera radicale, brutale, perversamente ipnotica, come dj restituendone – potenziato alla N – il significato originario (lasciarsi alle spalle le ansie del quotidiano, abbassare le difese, entrare nel groove e farsi portare, perdersi dentro stanze buie, sature di corpi, sudore, flash accecanti e anidride carbonica), come musicista amplificandone la componente oscura, sinuosa, mentale, tracciando nuove eccitanti diramazioni di elettronica visionaria e carnale, fino a toccare vette inesplorate finora da chiunque altro. La sua visione è trasversale, rimanerne contagiati inevitabile, resistere è inutile.

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GODBLESSCOMPUTERS

ROAD2ROBOT08 – GODBLESSCOMPUTERS: LINEA DRITTA

E non finisce più. Sezione A/V in traiettoria (programma online) ed è di nuovo vertigine: 21 progetti call4roBOt, sezione Screenings al prossimo livello con l’esportazione del programma LiveSoundtracks. Videoarte come detonatore: immagini in movimento innescano partiture assemblate live di volta in volta da musicisti diversi. Il tempo diventa sul serio un codice da riscrivere, una variabile necessariamente da espandere. E non è ancora finita (come diceva Lindo). Alla vigilia di ulteriori rivelazioni – molto presto su questi schermi – si parla di una certezza qui: Godblesscomputers. In giro con Plush and Safe, il lavoro più completo (anche in termini di durata), ad oggi il passo più importante della sua carriera. A roBOt per la terza volta di fila, praticamente una residenza: se il passo è questo, mai troppo, mai abbastanza.

Di Godblesscomputers si conosce il nome – Lorenzo – il cognome fittizio una dichiarazione di intenti. Nada, come il protagonista di Essi vivono; come lui un pellegrino, mosso e trainato esclusivamente dalla forza di un’idea e dalla determinazione nel portarla a compimento. Come, una questione secondaria; mezzi per un fine, l’importante è il cosa. Analogico e digitale si mescolano diventando tutt’uno, in continua trasfigurazione, fino a rendere impossibile l’identificazione del materiale utilizzato, la ricerca vana e in ultima analisi inutile. Conta il risultato finale, che è faccenda di cuore stomaco e cervello, tutti in quantità industriali. Legno, metallo e microchip è come suona, parole sue, semplificando allo stremo; comunque rende bene l’idea.

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ROAD2ROBOT08 – POPULOUS, IL MONDO TROPPO PICCOLO

Populous, Clap! Clap!, DJ Khalab, lo squadrone allineato a roBOt08. Obiettivo: portare il pianeta Terra (con particolare predilezione per il continente nero) dentro un dancefloor, per la danza globale più gigantesca, colossale, maestosa a cui possiate mai assistere. L’eco dei tamburi risuonerà nella testa molto oltre la fine, un muro di suono dentro cui perdersi forse definitivamente. Qui, ora, Populous per road2roBOt: dal Salento ovunque esistano orecchie funzionanti, nel nuovo assetto. Come suona la fase due: intorno al mondo in un giorno, come diceva Prince.

Populous era il nome di un videogame in tempi ormai lontani, anni in cui le barre di caricamento correvano alla velocità di un calesse portato da cavalli azzoppati, 16 bit un concetto astratto, difficile anche solo da immaginare. Cartucce, floppy disk, pixel grossi come coriandoli eccetera, il perimetro. Qualcuno qui ci ha perso alcune diottrie (e qualche miliardo di ore), molti portavano i calzoncini corti, altri ancora dovevano nascere. Nel 2002 viene suggerito ad Andrea Mangia in quello che potrebbe facilmente essere il brainstorming più breve di sempre, quando arriva il momento di finalizzare: sta per uscire un suo pezzo in una compilation, lui non ha ancora pronto il nome. Gli piace, preso, prima e unica scelta. Da allora Populous diventa il suo alter ego, mai abbandonato. I dischi fino al 2008 dicono di un’elettronica ai confini con l’hip hop gentile, educata, interiore, mentale; piccole odissee casalinghe, microdrammi dalla portata psichica di svariati megatoni per cui sono state srotolate alcune tra le definizioni più fastidiose si possano umanamente concepire: indietronica, glitch-hop, bedroom pop, lui un laptop composer, fino alla parola magica che significa tutto e niente – la micidiale IDM.
Nella pratica un DJ Shadow meno ossessionato dalla ricerca del campionamento mirabolante in un frontale con un’orchestra che suona suona funk jazz soul blues, il clash campionato e messo in loop da produttori hip hop strani dell’ondata post-2000. Comunque storia vecchia oggi. Ere geologiche.

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ROAD2ROBOT08 – PHILIPP GORBACHEV: VIVERE É BELLO, LA VITA É BELLA *

roBOt08 parla (anche) russo. Due le fermate in questo viaggio senza bisogno di prendere la Transiberiana. Irkutsk, Nina Kraviz: nuove direzioni nel segno della scatola d’argento. Dal vivo un bulldozer, in pieno controllo di ogni variabile. Mosca, Philipp Gorbachev, per molti versi l’esatto opposto: via dal Cremlino per aprirsi al Mondo nel nome dell’amore, nessuna traiettoria preimpostata, il cervello una spugna pronta ad assorbire ogni nuovo stimolo, ad accogliere ogni suggestione, riscrivere la storia deviando il tragitto di conseguenza. Del tracciato in evoluzione in tempo reale che è il suo percorso (musicale, artistico, umano) si conosce la partenza, in alcun modo si può prevedere l’arrivo. Prima volta in Italia, di sicuro non sarà l’ultima: segnatevi il nome, aspettatevi l’inaspettato. Un nuovo satellite dell’amore sta per gravitare da queste parti.

Mosca: un tempo la culla del socialismo reale, oggi la nona città più costosa al mondo. Passato e futuro si fondono in uno strano senso di continuità tutto da interpretare: flash impazziti attraversano capolavori di architettura a temperature polari, antichi spettri si fondono con il nuovo che avanza a velocità siderale nel segno di un capitalismo a tutta birra. Philipp Gorbachev ha scelto l’esilio prima di tornare nella casa Russia da vincitore. Un esilio da lui stesso definito “autoimposto”: il solo modo per spiegare le ali in totale libertà, volare ovunque portino le buone vibrazioni. Nessun limite, nessuna restrizione. L’incontro con Matias Aguayo (via intercessione di Rebolledo) una logica conseguenza: spiriti affini destinati a incrociare le strade prima o poi, doveva succedere ed è successo. Da allora Philipp Gorbachev sta vivendo il sogno: la materializzazione di una serie di meravigliose utopie, dal “daytime raving” (non semplicemente un after, una vera e propria filosofia di vita, a parole sue: There is no preview or “in advance”, all real & it is time to get real) alla fusione tra djset e improvvisazione live con la sua band The Naked Man, una serie di produzioni in alcun modo definibili o incasellabili in qualunque categoria, fino al luogo dove tutto ha origine, il District Union Studio, una replica virtuale della Factory di Andy Warhol solo presa bene. Da lassù la Terra diventa un posto bellissimo, senza frontiere né confini (come diceva Jurij). Il segreto? È tutta una questione di amore.

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